Donne negli archivi


"Lo stereotipo di un'assenza massiccia delle donne da una tradizione storiografica, sia come oggetto che come autrici, forse è qualcosa che va ripensato" (Gianna Pomata, Storia particolare e storia universale, in Donne tra memoria e storia, a cura di L. Capobianco, Napoli, Liguori, 1993, p.76).

La difficoltà di indagare la storia dei soggetti femminili, individuali e collettivi, si coniuga con la difficoltà di reperire le fonti per la storia delle donne.
In realtà esistono "fonti primarie" scritte da donne o che riguardano le donne: il problema principale è che negli istituti tradizionali di conservazione documentaria la presenza delle donne è nascosta all’interno di categorie logico-linguistico-descrittive che prevedono un unico soggetto, maschile, con valore di neutro-universale.
A questo "difetto originario" si coniuga la tendenza della storiografia (maschile) a considerare irrilevanti per la ricerca le fonti in grado di dare luce alla presenza storica femminile, privilegiando quelle "classiche", funzionali al "soggetto scientifico" della ricerca, cioè la storia politica (maschile).

Eppure, "l'Archivio parla di 'lei', e la fa parlare. Motivato dall'urgenza, un primo gesto s'impone: ritrovarla come si recupera una specie estinta, una flora sconosciuta, abbozzarne il ritratto come per rimediare a una dimenticanza, consegnare la traccia come di espone una morta. Gesto utile del collezionista, ma gesto incompiuto; rendere visibile la donna dove la storia ometteva di vederla, obbliga ad un corollario: studiare il rapporto tra i sessi, fare di questo rapporto un oggetto di storia" (Arlette Farge, op.cit., p.33).

Arlette Farge lavorando sulle fonti degli archivi giudiziari francesi ha constatato la "presenza di lei" non come accessoria, ma come un costante rumore di fondo. Tanto più sofisticata ed attenta diventa la critica dei documenti, tanto più l'archivio si rivela un giacimento sommerso.
Certo, i manoscritti, le fonti documentarie conservate negli archivi "neutri" offrono l'immagine della donna nei momenti salienti della sua esistenza o nelle sue funzioni cosiddette "tradizionali" (nascita, matrimonio, morte).
E' da notare come nella maggioranza dei manoscritti dell'età medievale e moderna la donna appaia principalmente nelle "formule di rinuncia" ai benefici che le erano stati concessi dal diritto romano giustinianeo (Lex Iulia de fundo dotali, Senato Consulto Velleiano, authentica si qua mulier, ecc.), poichè essi risultavano d'intralcio (o potevano esserlo in futuro) nel corso di una compravendita, o per la stipulazione di un qualsivoglia contratto.
Ecco un esempio di documento "tradizionale" in cui si ritrova una presenza femminile: un contratto dotale del XVIII secolo

Un altro ordine di problemi (non solo per le fonti documentarie di Antico Regime) sta nella corretta e univoca identificazione del soggetto femminile: la donna è quasi sempre definita in base alla sua relazione con l'uomo (come figlia, moglie, madre), ma in maniera incerta o disattenta, con frequenti alterazioni e varianti nella dichiarazione, nella trascrizione e nella tradizione del cognome.

Alcune risorse in rete: