Archivi delle donne e del femminismo

La difficoltà di indagare la storia dei soggetti femminili, individuali e collettivi, si coniuga con la difficoltà di reperire le fonti per la storia delle donne. Negli istituti tradizionali di conservazione documentaria la presenza delle donne è nascosta all’interno di categorie logico-linguistico-descrittive che prevedono un unico soggetto, maschile, con valore di neutro-universale. Esistono però alcuni luoghi di raccolta di fonti per la storia delle donne e dell'associazionismo femminile del '900: sono gli archivi delle associazioni femminili storiche (CNDI, FILDIS, Unione femminile, UDI, CIF, ...) con il loro patrimonio di documentazione e di memoria. Altri fondi femminili sono conservati in enti come l'Archivio dell'Istituto Gramsci, l'Archivio delle donne comuniste Camilla Ravera, gli Istituti della Resistenza, gli Archivi Riuniti di Milano e molti altri. Un primo parziale elenco é contenuto in "Reti della memoria. Censimento di fonti per la storia delle donne in Italia" (cfr.bibliografia)
Gli archivi, o meglio, le prime raccolte di materiali prodotti dal femminismo degli anni '70 nascono (salvo alcune rilevanti eccezioni) durante il decennio ‘80-’90, quando nei centri e nelle associazioni femministe matura il bisogno di memoria, ed è anche attraverso la costruzione di archivi speciali come sono quelli femministi, che viene cercata quella trasmissione di idee, pratiche e percorsi interiori a garanzia della fondazione di una tradizione femminista riconosciuta nella sua autorevolezza.

Una delle caratteristiche tradizionali degli archivi è la mancanza di intenzionalità nella loro sedimentazione e costituzione: ciò non vale per gli archivi delle donne (come per gli archivi contemporanei, di partiti, sindacati etc.), in cui la volontà politica della memoria è un elemento strutturale e condizionante, sia al momento dell’assemblaggio del materiale, sia nel momento del riordino delle carte, sia nella metodologia di archiviazione e conservazione.

Si possono individuare tipologie di archivi in relazione alla tipologia dei soggetti produttori, o al metodo di ordinamento e gestione:

Il patrimonio documentario organizzato su base archivistica raccolto nei Centri può essere distinto in base a due diverse tipologie di produzione, per i fondi di soggetti sia individuali che collettivi:
Il problema delle raccolte dei centri delle donne organizzati su base archivistica è la compresenza di tipologie documentarie e contenuti informativi eterogenei, di difficile trattamento ai fini della descrizione archivistica. La documentazione conservata appartiene in maggioranza alla serie tipologica delle cosiddette pubblicazioni non-convenzionali, che comprendono, secondo la suddivisione operata da Sardelli (Sardelli, Alessandro, Le pubblicazioni minori e non-convenzionali, Milano, Editrice Bibliografica, 1993):
I cambiamenti prodotti dall’informatica anche nel mondo degli archivi hanno permesso la sperimentazione di strategie volte tanto alla migliore gestione, conservazione e conoscenza del patrimonio documentario, quanto alla messa a punto di nuove modalità di recupero e di utilizzo dei dati informativi.
Nei fondi delle donne non si trova (e forse non si troverà mai) tutta la documentazione prodotta dal soggetto, e nemmeno tutta quella posseduta. La causa di queste assenze (che sono rilevanti quanto le presenze) è da rintracciare in una vasta operazione di scarto che avviene a due livelli differenti. Si può parlare di scarto nel presente, cioè al momento della produzione o della conservazione del materiale, legato al complesso sistema di articolazione tra memoria spontanea e conservazione consapevole dell’esperienza vissuta, e quindi al rapporto delle singole donne con il proprio passato individuale e di scarto al momento della costruzione del fondo e della donazione all’archivio di deposito. Alle motivazioni presenti al momento del primo scarto si sommano comprensibili pudori e reticenze a consegnare il materiale più personale. Si può comprendere l’enorme importanza che riveste l’investigazione e la raccolta della memoria orale anche come chiave interpretativa della struttura, spesso fin troppo frammentaria, degli archivi e della documentazione stessa delle donne. Sono gli stessi soggetti produttori dei fondi che possono svelare i legami che intercorrono tra le carte e la memoria degli eventi, ed aiutare a trovare strumenti che rispettino e valorizzino la presenza, lo scarto e l’oblio all’interno dei fondi. L’interesse si sposta quindi dal contenuto al soggetto, o meglio alle soggettività interrogate dalla memoria. Bibliografia


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