Critica al sessismo nel linguaggio

Il linguaggio “non è solo il prodotto e il riflesso della organizzazione sociale dei parlanti, ma è, innanzitutto, lo strumento che dà forma alla realtà; è il luogo in cui si costruiscono e stabiliscono i modelli di comportamento, le rappresentazioni sociali, le visioni del mondo a cui si adeguano e si conformano le donne e gli uomini”(A.Perrotta Rabissi, M.B.Perucci, Linguaggiodonna. Primo thesaurus di genere in lingua italiana, cfr. Bibliografia).
La ricerca condotta da Patrizia Violi ha dimostrato come "la differenza sessuale è iscritta nella struttura linguistica al livello più profondo della generazione del senso, nella organizzazione delle strutture elementari della significazione. E' a quel livello che prende forma l'opposizione fra maschile e femminile ed è già a quel livello che diventa operante la derivazione di un termine all'altro" (P.Violi, L'infinito singolare, cfr. Bibliografia).

La riflessione sul linguaggio (studi di Luce Irigaray, Alma Sabatini, Luisa Muraro, Patrizia Violi) ha portato alla constatazione della assoluta inadeguatezza dei linguaggi documentari più diffusi (quali il Dewey Decimal Classification e il Soggettario Nazionale Italiano) ad esprimere la specificità e la natura (sessuata) dei materiali prodotti dal femminismo, e criticandone la presunta neutralità.
Si è arrivate pertanto alla creazione di un vocabolario di termini ricavati dal "linguaggio naturale" dei documenti, il thesaurus Linguaggiodonna, il primo in Italia a tenere conto, nella compilazione della lista di termini utilizzabili per l'indicizzazione, dell'iscrizione della differenza sessuale nel linguaggio, degli effetti linguistici, delle continue modificazioni e innovazioni, anche a livello lessicale e grammaticale, che ciòcomporta. La prima versione del Thesaurus è stata elaborata dal Centro di studi storici sul movimento di liberazione della donna in Italia, in collaborazione con la Libreria delle donne di Firenze, nel 1991.

Un thesaurus “di genere” nasce dalla constatazione del sessismo che caratterizza il linguaggio, e in particolare i linguaggi di classificazione. Si propone di dare conto delle trasformazioni dello scenario sociale e culturale, dei percorsi delle donne, sottolineando la correlazione tra i modelli culturali dominanti e la struttura del linguaggio, gli aspetti di monosessuazione e i segnali di mutamento verso una doppia sessuazione, diventando così in ambito storico uno strumento indispensabile per interrogare le fonti.

Adottare uno stumento come il thesaurus ha permesso di rappresentare la specificità dei fondi documentari delle donne, “specificitàche non è ridefinizione solo di ambiti tematici, anche di dimensioni di esperienza e di pensiero, con precisi riverberi sul contenuto semantico delle parole”(A. Perrotta Rabissi, M.B.Perucci, op. cit.).
Le scelte grammaticali e lessicali operate nel corso della costruzione del thesaurus Linguaggiodonna
“sono state finalizzate all’eliminazione, anche se parziale, del sessismo proprio non solo del lessico ma anche del funzionamento del sistema linguistico, che svalorizza o cancella la dimensione dell’esperienza di vita e pensiero femminile”(A.Perrotta Rabissi, M.B.Perucci, op. cit.).
In primo luogo si è scelto di dare visibilità ai soggetti concreti sessuati, cioè donne e uomini, limitando l’uso di termini astratti, neutralizzatori della differenza sessuale e ripetendo sempre la doppia desinenza, femminile e maschile, per contrastare la regola grammaticale che prevede l’uso del maschile come neutro universale.
Inoltre si è pensato di invertire sistematicamente l’ordine di presentazione dei termini strutturati in coppie oppositive, sostituendoil femminile al maschile come primo termine della coppia, considerato che nella lingua italiana il primo termine delle coppie oppositive è sempre connotato al positivo, e il secondo al negativo (buono/cattivo,bello/brutto, natura/cultura, uomo/donna).
Molti interventi non sono stati possibili, ad esempio la modifica di alcuni termini grammaticalmente invariabili (insegnante, adolescente, parlamentare) se non con l’aggiunta del modificatore donna come variante della forma base del termine, considerata maschile.
In altri casi si è provveduto a sottolineare la modificazione subita da alcuni termini in seguito ai cambiamenti avvenuti negli ultimi vent’anni nella vita delle donne: l’introduzione di parole inconsuete in certi campi, soprattutto di contaminazioni tra parole del privato con parole del pubblico, tra parole del corpo e parole della cultura, le parole abituali rivisitate, i neologismi che rappresentano realtà e modi di essere nuovi per le donne.

“(...) Il nostro intento, nella segnalazione di tali problemi, è quello di far riflettere su certi automatismi della lingua, e quindi di pensiero, che non sono così innocenti quanto si è indotte a credere.

(...) Anche se non è possibile modificare con semplici atti volontaristici le strutture profonde di senso inscritte nel sistema linguistico, l’adozione di meccanismi e dispositivi che segnalino alcune disimmetrie grammaticali e semantiche tra il maschile e il femminile presenti nel linguaggio, è l’inizio di un percorso di riflessione e pratica, individuale e collettiva, volto a permettere il libero formarsi ed esprimersi della soggettivitàfemminile.” (A.Perrotta Rabissi, M.B.Perucci, op. cit. p.27-28).
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