| I teorici dell'archivistica
hanno fatto un largo uso di similitudini e metafore che assimilano la natura
e la vita del documento a quella di un organismo vivente, dotato di un
"ciclo vitale" di nascita/vita/morte, quindi con una fase "attiva" (la
creazione, l'utilizzo e la prima gestione) ed una "inattiva" (la conservazione
permanente). In realtà ora si preferisce parlare di "continuità
vitale", concetto che meglio rappresenta le caratteristiche peculiari del
documento archivistico (i "fattori" e le relazioni contestuali), poichè:
"nel momento in cui ogni documento comincia ad essere compilato (creazione), esso ha un posto (identificazione), una funzione (utilizzazione) ed un valore (destinazione ultima) permanentemente determinati nel contesto giuridico, amministrativo e documentario della sua produzione, e ha un significato socio-culturale (consultazione e accesso) definito dalla miriade delle sue relazioni con un numero infinito di altri documenti. L'idea di organicità implica mutamento nel tempo, cambiamento di caratteristiche, sviluppo, ed è fondamentalmente in contrasto con la natura dei documenti archivistici. Il documento archivistico è la più affidabile e autentica fonte di informazione, testimonianza e prova delle azioni delle società passate, presenti e future proprio perchè è un'entità stabile, priva di movimento e di arresto, un'entità che, qualunque sia la sua forma ed età, richiede solo un tipo di gestione, quella che assicuri la conservazione delle caratteristiche con cui è stata generata." (Luciana Duranti, I documenti archivistici, cit. p.35). Il complesso dei documenti prodotti o ricevuti da uno stesso soggetto ha la stessa natura e richiede lo stesso tipo di considerazione e di trattamento: il concetto di "documento archivistico", definito necessariamente dall'insieme dei fattori e dalle relazioni contestuali, identifica l'archivio in maniera univoca, come un soggetto dotato sicuramente di vitalità e dinamismo, ma in ogni momento perfettamente definito e riconoscibile. L'Archivio è uno solo: attraversa fasi diverse, "stadi di maturazione", definiti in base alle differenti priorità e necessità di gestione operativa che le caratterizzano. L'archivio corrente è il complesso della documentazione relativa ad affari ancora in corso, in cui cioè le carte sono "correntemente" prodotte e utilizzate per finalità pratiche e amministrative del soggetto produttore. La formazione dei documenti va tutelata e organizzata perchè mantenga inalterate nel tempo le caratteristiche che aveva al momento della produzione e affermi il suo carattere di univocità, autenticità, universalità. Gestire i documenti dell'archivio corrente significa "progettare" l'archivio sin dalla sua formazione, mediante una serie di operazioni:
La permanenza
delle carte nel deposito dovrebbe consentire quindi un facile accesso agli
affari esauriti, non solo da parte degli uffici dell’ente produttore, ma
anche degli utenti esterni.
Nella gestione dell'archivio di deposito si determinano scelte fondamentali per la conservazione e la trasmissione della memoria collettiva, sottoponendo le carte alle operazioni di selezione e di scarto e predisponendone l’ordinamento in vista del passaggio all'istituto di conservazione (archivio storico). Lo scopo della conservazione implica un'operazione di valutazione delle carte ai fini di determinarne un criterio corretto di selezione e scarto del materiale. In rete:
L'Archivio di deposito e il prearchivio sono luoghi di "decantazione" dei documenti archivistici. Il prearchivio è: "un istituto intermedio tra la registratura di deposito [...] e l'archivio (o "archivio storico") [...] con il compito di gestire i documenti che non hanno ancora l'anzianità o la "maturità" necessaria per passare all'archivio Il prearchivio dovrebbe quindi assorbire la parte meno recente della documentazione consevata nell'archivio di deposito, preparandone la selezione in vista del suo versamento presso gli Archivi di Stato. I prearchivi non sono strutture ufficialmente presente nella realtà archivistica italiana, per quanto da molte parti ne sia auspicata l'istituzione. Gli Archivi Notarili, per esempio, che ricevono gli atti dei notai alla cessazione della loro attività, e li conservano per 100 anni, prima di versarli agli Archivi di Stato, possono considerarsi dei "prearchivi".
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