Dalla Rete Lilith a oggi

Intervento di Paola De Ferrari al seminario della Società Italiana delle Storiche Trent’anni di SIS (1989-2019). Memorie, ricerche, archivi , Roma, Casa internazionale delle donne, 15 giugno 2019. “Al centro dell’incontro è il progetto di riordino e di messa a disposizione dell’archivio della SIS, sul quale abbiamo chiamato a riflettere e discutere“.

Nel mio intervento inizierò parlando degli archivi femministi a partire dagli anni Ottanta, con una breve premessa sulla situazione di allora.

Nel corso dei Settanta, come è noto, i molti collettivi e gruppi locali con i quali si esprimeva il movimento femminista avevano fitte relazioni tra loro, mediate soprattutto dai contatti personali, oltre che dalle riviste del movimento, come Effe, Sottosospra, DWF, e lettere e rubriche sui giornali della sinistra extraparlamentare. La circolazione di inviti, volantini, documenti era intensa, molteplici le occasioni di incontro di persona nel corso di manifestazioni e viaggi, in cui si faceva incetta di documenti di svariate provenienze. Erano nate le Librerie delle donne (Maddalena Libri a Roma, la Librellula a Bologna, la Libreria delle donne a Milano, la Libreria delle donne di Firenze, la Libreria Lilith a Genova, per fare degli esempi) che erano anche luoghi di redistribuzione di documenti militanti. L’ottica della produzione e circolazione di questi testi era molto incentrata sul presente, sul loro uso immediato nel contesto delle mobilitazioni di movimento.

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Archivio del Cedostufe

Archiviazione ed informatizzazione dell’archivio del Cedostufe, nodo romano della Rete Lilith, dialogo tra Stefania De Biase e Simonetta De Fazi. In: Leggere Donna, n. 192, luglio-agosto 2021, p. 40-41

Nel  linguaggio comune, mediato da quello giuridico, “archiviare” è un termine che si riferisce a qualcosa di finalmente concluso e che spesso si era aperto con finalità poi rivelatesi sbagliate. Tutto il contrario di ciò che è capitato al “progetto Now” contenuto nell’archivio del  Cedostufe (Centro Documentazione e Studi sul Femminismo di Roma) di cui ora l’associazione Archivia ha fatto l’inventario. Si tratta di un progetto del 1993 nato all’interno della Rete Lilith – la Rete prima della rete (internet) – e finalizzato ad implementare, come condiviso nei programmi e negli auspici dall’Unione europea, l’occupazione femminile creando nuove figure professionali nell’ambito della documentazione con attenzione alla differenza di genere.

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Racconti sulla Rete Lilith

Una delle periodiche riunioni fatte nella casa umbra di Stefania De Biase a Bevagna nel 2008, diventa docufilm. Lilliwood è stato prodotto e coordinato da Stefania De Biase con la regia di Fiamma Spinelli. Dura 16 minuti circa

C’era una volta la Rete Lilith. E c’è ancora…” E’ l’incipit di Simonetta De Fazi in La Rete Lilith: una storia di Simonetta De Fazi, in: DWF, n. 2/3, 2007 e pubblicato nel 2008 on line nel Liliblog curato da Paola De Ferrari. “C’era una volta la rete Lilith. E c’è ancora… Quella della rete è una storia che mi è stato chiesto di raccontare più volte, non tanto per gli aspetti tecnici – che solo in parte sono in grado di cogliere e restituire – quanto per il progetto politico che ne è / ne è stato alla base.”

Ci siamo date un nome evocativo di una donna non subalterna all’ordine patriarcale. Lilith,
nel racconto ebraico riletto dalle femministe, è la donna non complementare all’uomo, che vuole dire se stessa come è, a partire da sé”
scrivono in Lilith: per una documentazione ‘al femminile’: la costruzione di una rete informativa di genere, Piera Codognotto ed Eugenia Galateri, in: Biblioteche oggi, ottobre 1994

Reti di reti

Intervento di Annalisa Diaz, presidente della Rete Lilith, al seminario conclusivo: www.donne.toscana.it: una rete, un progetto, la formazione, i lavori, organizzato dalla Rete di donne in Toscana nell’ambito del Corso per Operatrice di servizi informativi curato da Cooperativa delle donne, Artemisia e WOW, Firenze 3 marzo 2001

Alcuni elementi per il concetto di comunicazione sessuata

Dopo questo tripudio telematico farò un passo indietro: quando abbiamo dato vita alla Rete Lilith nel ’90, non credo che tutte avessimo chiaro che cosa potesse diventare una rete.Funzionava ancora una pratica comunicativa legata alle relazioni costruite nella comune esperienza del movimento delle donne, con una particolarità, che ha peraltro caratterizzato le aggregazioni nate dalla seconda metà degli anni ’80, e cioè quella di riconoscersi in uno specifico progetto a partire da desideri comuni.

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